SENZA FINE - personale, dal 12 al 26 Aprile 2026
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Mostra Personale:
Imerio Rovelli - SENZA FINE - a cura di Chiara Medolago c/o ArteStudio Morandi di Ponte Nossa (BG)
Mostra “Senza fine” di Imerio Rovelli
Imerio Rovelli presenta presso l’Archivio ArteStudio Morandi a Ponte Nossa (BG) la mostra “Senza fine”, partendo con ironia da un titolo con cui insinua nel fruitore un dubbio. Un dubbio che non è soltanto artistico e tecnico, ma anche filosofico e lessicale in quanto con questo gioco, che crea con la lingua italiana, mette in luce la sua incalzante particolare modalità espressiva.
Con arguzia l’artista puntualizza subito questa sua capacità ludica ed ironica e sceglie di non definire il genere della parola “fine”, portando inevitabilmente delle necessarie e libere interpretazioni. Stiamo parlando di obiettivi, finalità che si possono presuppore in un lavoro o stiamo sottolineando la conclusione di un processo? Che si preferisca l’una o l’altra come direzione interpretativa, quello che sovviene, sicuramente, è la volontà versatile di Imerio Rovelli di creare momenti di scompenso logico-filosofico e di riflessione creativa.
La sua arte trova nell’accumulo e negli oggetti quotidiani, più semplici e umili, l’inizio da cui tutto poi diparte e acquisisce piano piano una forma, leggera ed illusoria, che ha in sé un’architettura sottile e ingegnosa, onirica e utopica.
Resina, vetri, foglie, disegni tecnici, fili di alluminio, polaroid, carta stagnola, contenitori, penne a china e 3D, riviste, gusci di noci, monetine, lastre radiografiche, bottoni, stecchi, libri sono alcuni degli strumenti che l’artista manipola, collega, smonta, incolla, impiega.
Ogni opera prende il suo avvio dal materiale, studiato e impresso nella poetica dell’artista, privo e privato, però, di alcun richiamo alla natura e alla realtà. A ciò si aggiunge la ritualità ripetitiva del gesto, che diventa parte integrante dell’opera, di un processo che costantemente si itera nella sua originalità autentica. Si arriva così ad indagare il concetto di effimero, di impermanente, che si intreccia con l’accidentale, ricordando come la vita e l’arte siano legate da mìmesis ed esperienza in un rincorrersi di significato e leggerezza dell’essere. Ogni imprevisto viene accolto da Imerio Rovelli con atarassica resilienza, lasciando che il tempo e le azioni possano dare un loro contributo ai suoi lavori – possono essere questi imprevisti addirittura invasivi e distruttivi.
Tutto viene accolto con tenace flessibilità artistica e di pensiero. Il materiale, seppur semplice e già usato, trova una sua devianza semantica e intraprende inedite strade comunicative. In base alla ricerca che l’artista sta effettuando in quel dato momento, anche attraverso l’impiego di reazioni chimiche, il materiale cambia forma, si rattrappisce, si riduce, si buca. Si creano così giochi tra i pieni e i vuoti, tra gli spazi mancanti e i dettagli microscopici accessori. Ogni materiale porta con sé non solo il suo uso e la sua funzionalità quotidiana, ma assurge a simbolo di una storia, antichissima o moderna, che vuole interagire e sviluppare legami con l’oggi grazie alla figura dell’artista.
Oltre al materiale per Imerio Rovelli resta un ferreo caposaldo, la spinta propositiva alla sperimentazione e alla ricerca artistica, che non presuppongono mai la veritiera definizione di un gusto estetico del bello, quanto piuttosto una continua indagine per le innumerevoli connessioni tra materie e equilibri, tra forma e contrasto. Ribadisce l’importanza della manualità e della sua formazione artistica, dove le mani tornano a essere mezzi esecutivi, abili artigiane di un fare che si diverte a far emergere intenti ludici, mai superficiali con elementi estremamente funzionali.
Imerio Rovelli accompagna il fruitore in un percorso di esitante scoperta in cui il dubbio linguistico funge da chiave di lettura, soppesando le forme, i segni e i disegni, e rivolge l’attenzione sempre con delicata ironia al tema del paradosso casuale, a cui aggiunge una riflessione sulla precarietà della vita e della sua quotidianità.
Chiara Medolago, Storica e critica d’arte
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FRAGILI ARCHITETTURE, personale, dal 2 marzo al 6 aprile 2024
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Imerio Rovelli - Fragili Architetture. Testo critico di STEFANIA BURNELLI c/o GALLERIA STUDIO VANNA CASATI (Bergamo)
Complesso non vuol dire difficile e leggero non vuol dire futile. Complessità e leggerezza si combinano mirabilmente nelle “Fragili architetture” di Imerio Rovelli, che vivono di gesti minimali, di aggregazioni fortuite, di disequilibri sospesi.
Gioco, scommessa, sorpresa, indeterminatezza, sono gli ingredienti mentali di una pratica artistica tutta basata sul processo. Un processo che vive di manipolazione, di sperimentazione e di upcycling, ossia riutilizza materiali e oggetti di valore pressoché nullo – tovaglioli di carta, legnetti, stuzzicadenti - per creare opere d’arte.
L’effimero, d’altra parte, è ciò che definisce i nostri gesti quotidiani e seriali. Con l’effimero Imerio Rovelli si diletta di dare forma visiva a mappe mentali che crescono su se stesse, tracciando nell’aria mobili geografie senza confine, in bilico tra il microcosmo interiore e il macrocosmo dello spazio-tempo che abitiamo.
“Architettura instabile”, “Disordine costituito”, “Composizione caotica”, “Costruzione genetica” sono i titoli eloquenti di un modo di concepire l’arte partendo dall’ordinario, dallo scarto, dal residuo, dall’accidente. Un’arte inclusiva la sua, che non discrimina e che salva, invece, il progetto in cerca di definizione, l’intuizione non compiuta, l’approdo mancato – o se si preferisce, quell’ “anello che non tiene” di montaliana memoria che qui prende le forme sempre più interstiziali di fili di carta attorcigliata, di bave di colla, di bastoncini e tarlatane che ci reggono su aeree impalcature fatte di silenzio e di vuoto.
Alla base di questi lavori, che sono sempre e comunque in tridimensione anche quando si appendono a muro, c’è una ritualità del gesto che recupera, rigenera e sedimenta. Un gesto che esplora con pazienza e spontaneità gli effetti trasformativi dell'accumulazione e dell’aggregazione.
Crescita e decrescita sono le due traiettorie su cui Rovelli si muove, non rinnegando mai la natura dimessa di ciò che le sue mani plasmano: anzi, gli aspetti tattili e sensoriali degli umili materiali che l’artista riusa sono la sostanza stessa della forma, che ogni volta fa sintesi differente di personali manie, necessità, progetti, errori, sogni. La dimensione emozionale è parte integrante e centrale di questa serie recente di opere, che – per volontà dichiarata di Rovelli – esprimono una forma di alterità, di soggettività critica, di “lettura alternativa non assoggettabile a schemi comuni”. Le espansioni e le contrazioni delle forme, che lui conduce con duttilità e finezza, non seguono equazioni logico-matematiche, bensì sottili, emozionali, traiettorie percettive destinate, altrimenti, a perdersi, tanto più in quest’era di esasperante smaterializzazione.
Ecco che, in questo senso, le “Fragili architetture” di Imerio Rovelli si pongono anche come dispositivi della memoria, come ormeggi di un’emozione o di un pensiero, come appigli fugaci nel flusso inafferrabile dell’esistenza.
Stefania Burnelli
CONTRO-L personale, dal 20 febbraio al 10 marzo 2025
CONTRO-L personale da CALISTO CAFE' a Vailate (CR)
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MECCANICA EFFIMERA personale dal 3 all'11 febbraio 2024
MECCANICA EFFIMERA personale curata da VITTORIO RASCHETTI nello spazio espositivo SORGENTE. Oreno di Vimercate (Monza)
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Mostra personale di scultura, pittura, disegno... presso lo spazio espositivo
MECCANICA EFFIMERA IMERIO ROVELLI
Testo critico a cura di VITTORIO RASCHETTI
Dissonante macchina artificiale di suggestioni sulla soglia dell’inverosimile, dove la precisione maniacale del dettaglio portante, la fedeltà all’accurata ricostruzione filologica di modelli in scala, consente di evocare micro-mondi che si dispongono in un gioco di allusioni, una mappa dell’impossibile che affonda nell’arcaico e si installa nell’utopia. Un delicato minimalismo dell’architettura formale che sottende un fondamentalismo radicale: una fede indubitabile nell’arte della de-costruzione. L’impiego dei materiali predispone ad improvvise aperture su nuovi livelli di senso, assumendo un’inedita densità simbolica, magica e profetica e arricchendo di nuova potenza semantica l’opera d’arte, che assume il compito di annunciare sentieri nei dintorni dell’impossibile. Una composizione meticolosamente strutturata in un ritmo di moduli ripetuti e contrapposti, annodati con una tecnica antica di filamenti leggeri ma tenaci, in grado di resistere alle stagioni dei monsoni e di attraversare gli uragani della storia. C’è una intelligenza latente nei materiali più docili, c’è tutta la pazienza e la resilienza che occorre per passare per la cruna di un ago. Instabili architetture oniriche alimentate da inattesi processi di proliferazione vegetale, da intrecci tra forze incompatibili ed interferenze tra microrganismi che orchestrano un improbabile equilibrio auto-portante. Ibridazioni bio-morfe irriducibili a qualsiasi precisioni geometrica, ma provviste di una latente intelligenza naturale, di uno spontaneo istinto della forma. Slancio elicoidale di strutture ascensionali. Prelievi dagli strati profondi della terra trapiantati in una costellazione sospesa. Piramidi organiche barocche uncinate, torri di Babele miniaturizzate, innocenti e crudeli come micro-mondi lillipuziani. L’arte è una contro-realtà, la formalizzazione di un impulso creativo a partire dai materiali concreti che l’artista assume, modella, assembla e unisce per presentarci una anti-forma, un modo diverso di apparire delle cose che ci circondano caoticamente, riordinate secondo un sistema costruttivo che contrappone al caos una visione nitida che attraversa le nebbie del disordine contemporaneo. Un giardino metafisico architettonico ordinato secondo un controllo rigoroso di geometrie e progressiva rarefazione, che culmina in una potente semplicità, un luogo della mente che pone domande filosofiche sul nulla, sulla vacuità, sul senso, sull’assenza, che traccia un percorso di erranza, di cura, di attenzione, che indica una via di iniziazione e conoscenza. Un incontro a distanza che richiede uno stile mobile, un modo di entrare in contatto col mondo, insieme paziente e impaziente. Sorveglianza e controllo del processo artistico intervengono nella composizione attraverso un metodo per sottrazione: un ritmo in levare, sempre più alleggerito, diluito in un oceano di pazienza. La qualità non effimera della verità appartiene alla levità di forme innocue inadatte a nuocere, ricche di sensibilità, mobili e agili come l’intelligenza delle forme, creatrice di mondi vulnerabili, ma incancellabili. Un richiamo di ignote sensibilità, un giardino pensile crudele, acuminato e sospeso che intreccia pareti vegetali sospese nell’aria. Una misura del differire, del non coincidere con le attese, senza appunti di appoggio se non un eterno basculante movimento come un ponte tibetano che bilancia sottili equilibri di forze sospese tra il vento e l’abisso.
Il dispositivo in azione funziona come una sorta di gioco di apprendimento dove la grande perfezione in scala unita alla presenza di un dettaglio seminascosto dissonante è in grado di rievocare una atmosfera psicologica perduta. Un processo che ricorda miniature medievali in chiave plastica generata da combinazioni e assemblaggi di micro mondi entomologici allegorici, mitologie intime che si aprono al mondo contaminandolo con la forza di una immaginazione proliferante. Un disegno che unisce alla precisione microscopica una qualità descrittiva entomologica, una cosmogonia botanica dischiusa in uno slancio di colonizzazione dello spazio. Opere che navigano nell’aria, pronte a dialogare col vento, ad essere sospinte dalla vibrazione di un suono, dal mantra di un suono dilatato in un respiro di infinita incertezza.
Vittorio Raschetti
INABITATI personale dal12 aprile all'11 maggio 2018
INABITATI personale al Centro Cultura / Biblioteca di Nembro (BG) presentata da Tomas Lino Tomasoni.
con la poesia "Sensazioni" di Franca Pagnoni ispirata all'opera "Evanescenze ed annientamenti" (immagine della locandina).



Io chi sono? Collettiva di Grumello Arte E Cultura.
Collettiva di Grumello Arte E Cultura. C/o Palazzo Micheli - Biblioteca di Grumello del Monte (BG)

Sopra: copertina del catalogo.



Nelle immagini sopra, il dettaglio e l'installazione dell'opera "Chi sono io?". China su carta da lucido con riproduttore mp4 e foglio interpretato da ll'AI, che riproduce quanto visualizzato da Notebook LM (Google) inerente un remind di una polizza assicurativa.


Sopra: immagini delle pagine del catalogo con l'opera e una piccola descrizione a margine.

Sopra: immagine visualizzata e interpretata da Notebook LM (c) Google, per elaborare, poi, un testo commentato in un dialogo tra una figura femminile ed una maschile, cercando di spiegare, senza alcun nesso logico, quante più informazioni possibili sull'immagine medesima.
L'immagine reale inviata a Notebook-LM era una lettera speditami da una compagnia assicurativa, per ricordarmi la data di scadenza del pagamento del premio.
Ho ottenuto un risultato inaspettato; l'elaborazione che ne è scaturita racconta una realtà fasulla, trattata con serietà, che vuole ad ogni costo trattare un argomento di cui non si è capito nulla. Questo è stato il mio primo impatto con una forma di intelligenza artificiale che al momento, pur di non apparire ignorante, preferisce sostenere un argomento "fuffa" per 5 minuti...
L'interessante elaborato AI è disponibile a questo link:






