SENZA FINE - mostra personale, dal 12 al 26 Aprile 2026 c/o ARTESTUDIO MORANDI a Ponte Nossa (BG) 


SENZA FINE --- Una mostra che nasce da materiali tecnici – radiografie, disegni, tracciati – e li porta fuori dalla loro funzione, in uno spazio più instabile e aperto. 

Ciò che nasce come struttura precisa può perdere stabilità, trasformarsi, aprirsi.  Il lavoro si sviluppa in una tensione continua tra controllo e deriva, tra costruzione e trasformazione.

Senza fine non indica una conclusione, ma una condizione.

Un processo che resta aperto, in equilibrio instabile tra materia, segno e trasformazione.

  

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Mostra Personale:

Imerio Rovelli - SENZA FINE - a cura di Chiara Medolago c/o ArteStudio Morandi di Ponte Nossa (BG)

Mostra “Senza fine” di Imerio Rovelli

Imerio Rovelli presenta presso l’Archivio ArteStudio Morandi a Ponte Nossa (BG) la mostra “Senza fine”, partendo con ironia da un titolo con cui insinua nel fruitore un dubbio. Un dubbio che non è soltanto artistico e tecnico, ma anche filosofico e lessicale in quanto con questo gioco, che crea con la lingua italiana, mette in luce la sua incalzante particolare modalità espressiva.

Con arguzia l’artista puntualizza subito questa sua capacità ludica ed ironica e sceglie di non definire il genere della parola “fine”, portando inevitabilmente delle necessarie e libere interpretazioni. Stiamo parlando di obiettivi, finalità che si possono presuppore in un lavoro o stiamo sottolineando la conclusione di un processo? Che si preferisca l’una o l’altra come direzione interpretativa, quello che sovviene, sicuramente, è la volontà versatile di Imerio Rovelli di creare momenti di scompenso logico-filosofico e di riflessione creativa.

La sua arte trova nell’accumulo e negli oggetti quotidiani, più semplici e umili, l’inizio da cui tutto poi diparte e acquisisce piano piano una forma, leggera ed illusoria, che ha in sé un’architettura sottile e ingegnosa, onirica e utopica. 

Resina, vetri, foglie, disegni tecnici, fili di alluminio, polaroid, carta stagnola, contenitori, penne a china e 3D, riviste, gusci di noci, monetine, lastre radiografiche, bottoni, stecchi, libri sono alcuni degli strumenti che l’artista manipola, collega, smonta, incolla, impiega.

 Ogni opera prende il suo avvio dal materiale, studiato e impresso nella poetica dell’artista, privo e privato, però, di alcun richiamo alla natura e alla realtà. A ciò si aggiunge la ritualità ripetitiva del gesto, che diventa parte integrante dell’opera, di un processo che costantemente si itera nella sua originalità autentica. Si arriva così ad indagare il concetto di effimero, di impermanente, che si intreccia con l’accidentale, ricordando come la vita e l’arte siano legate da mìmesis ed esperienza in un rincorrersi di significato e leggerezza dell’essere. Ogni imprevisto viene accolto da Imerio Rovelli con atarassica resilienza, lasciando che il tempo e le azioni possano dare un loro contributo ai suoi lavori – possono essere questi imprevisti addirittura invasivi e distruttivi. 

Tutto viene accolto con tenace flessibilità artistica e di pensiero. Il materiale, seppur semplice e già usato, trova una sua devianza semantica e intraprende inedite strade comunicative. In base alla ricerca che l’artista sta effettuando in quel dato momento, anche attraverso l’impiego di reazioni chimiche, il materiale cambia forma, si rattrappisce, si riduce, si buca. Si creano così giochi tra i pieni e i vuoti, tra gli spazi mancanti e i dettagli microscopici accessori. Ogni materiale porta con sé non solo il suo uso e la sua funzionalità quotidiana, ma assurge a simbolo di una storia, antichissima o moderna, che vuole interagire e sviluppare legami con l’oggi grazie alla figura dell’artista.

Oltre al materiale per Imerio Rovelli resta un ferreo caposaldo, la spinta propositiva alla sperimentazione e alla ricerca artistica, che non presuppongono mai la veritiera definizione di un gusto estetico del bello, quanto piuttosto una continua indagine per le innumerevoli connessioni tra materie e equilibri, tra forma e contrasto. Ribadisce l’importanza della manualità e della sua formazione artistica, dove le mani tornano a essere mezzi esecutivi, abili artigiane di un fare che si diverte a far emergere intenti ludici, mai superficiali con elementi estremamente funzionali.

Imerio Rovelli accompagna il fruitore in un percorso di esitante scoperta in cui il dubbio linguistico funge da chiave di lettura, soppesando le forme, i segni e i disegni, e rivolge l’attenzione sempre con delicata ironia al tema del paradosso casuale, a cui aggiunge una riflessione sulla precarietà della vita e della sua quotidianità.

Chiara Medolago, Storica e critica d’arte 

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 FRAGILI ARCHITETTURE, personale,  dal 2 marzo al 6 aprile 2024 Galleria Studio VANNA CASATI Bergamo


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Imerio Rovelli - Fragili Architetture. Testo critico di STEFANIA BURNELLI c/o GALLERIA STUDIO VANNA CASATI (Bergamo)

Complesso non vuol dire difficile e leggero non vuol dire futile. Complessità e leggerezza si combinano mirabilmente nelle “Fragili architetture” di Imerio Rovelli, che vivono di gesti minimali, di aggregazioni fortuite, di disequilibri sospesi.
Gioco, scommessa, sorpresa, indeterminatezza, sono gli ingredienti mentali di una pratica artistica tutta basata sul processo. Un processo che vive di manipolazione, di sperimentazione e di upcycling, ossia riutilizza materiali e oggetti di valore pressoché nullo – tovaglioli di carta, legnetti, stuzzicadenti - per creare opere d’arte.
L’effimero, d’altra parte, è ciò che definisce i nostri gesti quotidiani e seriali. Con l’effimero Imerio Rovelli si diletta di dare forma visiva a mappe mentali che crescono su se stesse, tracciando nell’aria mobili geografie senza confine, in bilico tra il microcosmo interiore e il macrocosmo dello spazio-tempo che abitiamo.
“Architettura instabile”, “Disordine costituito”, “Composizione caotica”, “Costruzione genetica” sono i titoli eloquenti di un modo di concepire l’arte partendo dall’ordinario, dallo scarto, dal residuo, dall’accidente. Un’arte inclusiva la sua, che non discrimina e che salva, invece, il progetto in cerca di definizione, l’intuizione non compiuta, l’approdo mancato – o se si preferisce, quell’ “anello che non tiene” di montaliana memoria che qui prende le forme sempre più interstiziali di fili di carta attorcigliata, di bave di colla, di bastoncini e tarlatane che ci reggono su aeree impalcature fatte di silenzio e di vuoto.
Alla base di questi lavori, che sono sempre e comunque in tridimensione anche quando si appendono a muro, c’è una ritualità del gesto che recupera, rigenera e sedimenta. Un gesto che esplora con pazienza e spontaneità gli effetti trasformativi dell'accumulazione e dell’aggregazione.
Crescita e decrescita sono le due traiettorie su cui Rovelli si muove, non rinnegando mai la natura dimessa di ciò che le sue mani plasmano: anzi, gli aspetti tattili e sensoriali degli umili materiali che l’artista riusa sono la sostanza stessa della forma, che ogni volta fa sintesi differente di personali manie, necessità, progetti, errori, sogni.   La dimensione emozionale è parte integrante e centrale di questa serie recente di opere, che – per volontà dichiarata di Rovelli – esprimono una forma di alterità, di soggettività critica, di “lettura alternativa non assoggettabile a schemi comuni”. Le espansioni e le contrazioni delle forme, che lui conduce con duttilità e finezza, non seguono equazioni logico-matematiche, bensì sottili, emozionali, traiettorie percettive destinate, altrimenti, a perdersi, tanto più in quest’era di esasperante smaterializzazione.
Ecco che, in questo senso, le “Fragili architetture” di Imerio Rovelli si pongono anche come dispositivi della memoria, come ormeggi di un’emozione o di un pensiero, come appigli fugaci nel flusso inafferrabile dell’esistenza.

Stefania Burnelli

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 CONTRO-L personale, dal 20 febbraio al 10 marzo 2025 


CONTRO-L  personale da CALISTO CAFE' a Vailate (CR)

 

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Contro-L: le installazioni artistiche di Imerio Rovelli
Ricerca creativa nei vari campi della scultura e delle istallazioni architettoniche

su "La Provincia" di Cremona del 27 Febbraio 2024 a cura del prof. Gianluigi Guarneri

Fino al 10 marzo, presso Calisto Cafè di Vailate, da martedì a domenica, sono esposte le opere di Imerio Rovelli.

Di formazione tecnica l’artista da anni dedica la propria ricerca creativa nei vari campi della scultura e delle istallazioni architettoniche.

Il tema ricorrente delle sue opere è l’effimero, l’instabilità, la consunzione naturale della materia nel tempo.

Scrive il critico Gianluigi Guarneri: “strutture improbabili, sospese nello spazio cercano nuovi equilibri generando inattesi processi di trasfigurazione tattile e sensoriale. Realizzate volutamente con materiali deperibili le opere mutano il loro aspetto simbolico determinando innovative proporzioni e simmetrie. Ritmiche composizioni di moduli, annodati e contrapposti, si evolvono nello spazio leggeri in attesa di una loro naturale consunzione. Bioarchitetture dell’effimero, create nel rispetto della natura e della sua fragilità, appaiono come ibride città ordinate nello spazio caotico della contemporaneità. Lievi forme, agili e dinamiche, affiorano da lontane memorie evocando allegorici miti, sospesi tra brezze improvvise e silenti fonemi. Batufoli, intrecci, ritagli, figure zoo antropomorfe, emulsioni su lastra evocano micro mondi de-costruiti annunciando nuovi percorsi oltre la realtà e le possibili utopie figurative".   

Prof. Gianluigi Guarneri


 MECCANICA EFFIMERA personale dal 3 all'11 febbraio 2024 


MECCANICA EFFIMERA personale curata da VITTORIO RASCHETTI nello spazio espositivo SORGENTE. Oreno di Vimercate (Monza)

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Mostra personale di scultura, pittura, disegno... presso lo spazio espositivo

MECCANICA EFFIMERA - IMERIO ROVELLI

Testo critico a cura di Vittorio Raschetti

Dissonante macchina artificiale di suggestioni sulla soglia dell’inverosimile, dove la precisione maniacale del dettaglio portante, la fedeltà all’accurata ricostruzione filologica di modelli in scala, consente di evocare micro-mondi che si dispongono in un gioco di allusioni, una mappa dell’impossibile che affonda nell’arcaico e si installa nell’utopia. Un delicato minimalismo dell’architettura formale che sottende un fondamentalismo radicale: una fede indubitabile nell’arte della de-costruzione. L’impiego dei materiali predispone ad improvvise aperture su nuovi livelli di senso, assumendo un’inedita densità simbolica, magica e profetica e arricchendo di nuova potenza semantica l’opera d’arte, che assume il compito di annunciare sentieri nei dintorni dell’impossibile. Una composizione meticolosamente strutturata in un ritmo di moduli ripetuti e contrapposti, annodati con una tecnica antica di filamenti leggeri ma tenaci, in grado di resistere alle stagioni dei monsoni e di attraversare gli uragani della storia. C’è una intelligenza latente nei materiali più docili, c’è tutta la pazienza e la resilienza che occorre per passare per la cruna di un ago. Instabili architetture oniriche alimentate da inattesi processi di proliferazione vegetale, da intrecci tra forze incompatibili ed interferenze tra microrganismi che orchestrano un improbabile equilibrio auto-portante. Ibridazioni bio-morfe irriducibili a qualsiasi precisioni geometrica, ma provviste di una latente intelligenza naturale, di uno spontaneo istinto della forma. Slancio elicoidale di strutture ascensionali. Prelievi dagli strati profondi della terra trapiantati in una costellazione sospesa. Piramidi organiche barocche uncinate, torri di Babele miniaturizzate, innocenti e crudeli come micro-mondi lillipuziani. L’arte è una contro-realtà, la formalizzazione di un impulso creativo a partire dai materiali concreti che l’artista assume, modella, assembla e unisce per presentarci una anti-forma, un modo diverso di apparire delle cose che ci circondano caoticamente, riordinate secondo un sistema costruttivo che contrappone al caos una visione nitida che attraversa le nebbie del disordine contemporaneo. Un giardino metafisico architettonico ordinato secondo un controllo rigoroso di geometrie e progressiva rarefazione, che culmina in una potente semplicità, un luogo della mente che pone domande filosofiche sul nulla, sulla vacuità, sul senso, sull’assenza, che traccia un percorso di erranza, di cura, di attenzione, che indica una via di iniziazione e conoscenza. Un incontro a distanza che richiede uno stile mobile, un modo di entrare in contatto col mondo, insieme paziente e impaziente. Sorveglianza e controllo del processo artistico intervengono nella composizione attraverso un metodo per sottrazione: un ritmo in levare, sempre più alleggerito, diluito in un oceano di pazienza. La qualità non effimera della verità appartiene alla levità di forme innocue inadatte a nuocere, ricche di sensibilità, mobili e agili come l’intelligenza delle forme, creatrice di mondi vulnerabili, ma incancellabili. Un richiamo di ignote sensibilità, un giardino pensile crudele, acuminato e sospeso che intreccia pareti vegetali sospese nell’aria. Una misura del differire, del non coincidere con le attese, senza appunti di appoggio se non un eterno basculante movimento come un ponte tibetano che bilancia sottili equilibri di forze sospese tra il vento e l’abisso.
Il dispositivo in azione funziona come una sorta di gioco di apprendimento dove la grande perfezione in scala unita alla presenza di un dettaglio seminascosto dissonante è in grado di rievocare una atmosfera psicologica perduta. Un processo che ricorda miniature medievali in chiave plastica generata da combinazioni e assemblaggi di micro mondi entomologici allegorici, mitologie intime che si aprono al mondo contaminandolo con la forza di una immaginazione proliferante. Un disegno che unisce alla precisione microscopica una qualità descrittiva entomologica, una cosmogonia botanica dischiusa in uno slancio di colonizzazione dello spazio. Opere che navigano nell’aria, pronte a dialogare col vento, ad essere sospinte dalla vibrazione di un suono, dal mantra di un suono dilatato in un respiro di infinita incertezza.

Vittorio Raschetti 


 INABITATI personale dal12 aprile all'11 maggio 2018 


INABITATI personale al Centro Cultura / Biblioteca di Nembro (BG) presentata da Tomas Lino Tomasoni.

con la poesia "Sensazioni" di Franca Pagnoni ispirata all'opera "Evanescenze ed annientamenti" (immagine della locandina). 

 (clicca sulla locandina per visualizzare il catalogo della mostra)  

 

 


 ISEOISTALLA: L’ARTE LIVE NEI LUOGHI DELLA STORIA - 8 installazioni ad ISEO (BS) Maggio 2018 


ISEOISTALLA: L’ARTE LIVE NEI LUOGHI DELLA STORIA 

Dal 5 al 12 maggio: 8 artisti in 8 luoghi simbolo d’arte e storia a Iseo

Titoli delle 2 installazioni presentate da Imerio Rovelli:

1)Serra di coltivazione della coscienza inabitata e vacua.

2) Suggestioni e Riflessioni

Contaminare la cittadina portando l’arte in alcuni dei luoghi storico - artistici più significativi di Iseo. Al via Iseoistalla il nuovo progetto della Fondazione l’Arsenale che dal 5 al 12 maggio vedrà 8 artisti realizzare 8 installazioni in alcuni dei luoghi di Iseo. 

L’iniziativa, patrocinata dal Comune di Iseo con il contributo di Farmacia Gandossi, è un progetto pensato per l’edizione 2019 del Festival dei Laghi e vedrà, nella giornata di domenica 5 maggio, Matteo Beltrami, Giulia Crotti, Cecilia Guastaroba, Isabella Nazzarri, Emmanuele Panzarini, Imerio Rovelli, Maria Savoldi e Astrid Serughetti realizzare opere artistiche dal vivo e work in progress. 

Le location di IseoIstalla sono alcuni tra i luoghi simbolo del paese: il Castello Oldofredi, il Santuario di Santa Maria della Neve, il Sagrato Chiesa di San Silvestro, il Giardino del Verziere e il Giardino Garelli e il Ghetto Ebraico – Ex Filanda. “È stato chiesto agli artisti di pensare le opere in rapporto ai luoghi e alla loro storia” – spiega la presidente, Attilia Consoli - “con IseoIstalla proseguiamo il percorso avviato tre anni fa con la collocazione di installazioni nella Chiesa di San Silvestro -  luogo inserito nel circuito dell’Iseo medievale – portando le proposte artistiche fuori dagli spazi dell’Arsenale, creando così un dialogo ideale tra il palazzo e il centro storico. 

Le installazioni verranno realizzate domenica 5 maggio dalle 10 alle 18 e resteranno visibili fino alla domenica successiva. 

ISEOISTALLA

ISEO, 5 – 12 maggio 2019

Fondazione l’Arsenale  -  Vicolo della Malinconia, 2 – Iseo (BS)  www.arsenaleiseo.it – info@arsenaleiseo.it  -tel.030 981011 

La mia partecipazione:

      

Le due installazioni site specific di IMERIO ROVELLI 


 Io chi sono? Triennale di Grumello Arte e Cultura - Palazzo Micheli Grumello D.M. (BG) 2025


Collettiva di Grumello Arte E Cultura. C/o Palazzo Micheli - Biblioteca di Grumello del Monte (BG)

Sopra: copertina del catalogo.

 

Nelle immagini sopra, il dettaglio e l'installazione dell'opera "Chi sono io?". 

China su carta da lucido con riproduttore mp4 e foglio interpretato dall' AI, che riproduce quanto visualizzato da Notebook LM ((C)Google) inerente un remind sulla data di scadenza del pagamento del premio di una polizza assicurativa.

Sopra: immagini delle pagine del catalogo con l'opera e una piccola descrizione a margine.

Sopra: l'immagine da elaborare.

L' immagine visualizzata e interpretata da Notebook LM (c) Google, che elabora un testo commentato in un dialogo tra una figura femminile ed una maschile, cercando di spiegare, senza alcun nesso logico, quante più informazioni possibili sull'immagine medesima malamente elaborata dall' AI.

L'immagine reale inviata a Notebook-LM (c) Google, era una lettera speditami da una compagnia assicurativa, per ricordarmi la data di scadenza del pagamento del premio.

Ho ottenuto un risultato inaspettato; l'elaborazione che ne è scaturita è un dialogo serio su un foglio mal interpretato dall'AI L'intelligenza artificiale elabora un discorso su un argomento di cui non ha capito nulla. Questo mio primo impatto con una forma di intelligenza artificiale mi fa capire che al momento, pur di non sfigurare, preferisce sostenere un argomento banalmente assurdo ed inverosimile per poco più di 5 minuti.

L' elaborato audiovisivo dell' AI è disponibile a questo link (cliccare l'immagine):  


 GREENER than you think - 15^ EDIZIONE DELLA GIORNATA DEL CONTEMPORANEO - amaci  -  NATURARTE


 GREENER than you think - Parco di Villa Braila - Lodi 12/10/2019 - 26/10/2019 

Il Progetto Greener di Naturarte con Berlin Open Art,Festival di Neukoelln 2019-Berlino ha il patrocinio di Matera Events con la motivazione: Greener, than you think - Futuro III anche OLTRE uomini e macchine. L'intento è di considerare l'intelligenza vegetale come un'altra intelligenza e possibile salvezza del genere umano o come salvezza del pianeta, anche senza l'uomo.
Così si può spiegare anche il titolo Greener, than you think, più verde del previsto, o di quanto ci si
immaginasse, ma così verde che, nel futuro prossimo, nemmeno l'uomo potrebbe ancora esserci, per sorprendersi e verificarne il “grado” di verde.

Installazioni di: Angelo Reccagni, Daniela Gorla, ticon3/Nora Ciottoli-Diana Danelli-Elena Parati, Imerio Rovelli. Coordinamento Progetto Mario Quadraroli. Comunicazione immagine di Emanuele Tira.
Progetto in collaborazione con 'Associazione Braila' di Lodi.

 Teste/Evanescenze+Annientamenti&Disequilibri / => Villa Braila - Lodi2019

Installazione, di Imerio Rovelli, di teste di diverso tipo e di fragili architetture di stecchi in legno, in un contesto architettonico-naturalistico urbano composta da due sezioni distinte, "Teste, evanescenze ed annientamenti" e "Disequilibri, inabitati".

 GREENER- Parco villa Braila. Lodi. 2019

Clicca sull'immagine sopra per vedere tutte le opere della mostra.

 Altre Immagini e Fotografie delle mie opere installate a Lodi, visibili cliccando l'immagine sopra.

Sensazioni  - Poesia di Franca Pagnoni, ispirata dall'installazione "Evanescenze ed annientamenti".

   teste! appoggiate sul silenzio del mare 

   il dolore che svuota

   assorbe ogni onda.

   Ciò che è stato, ciò che è ora.

   Dedali di strade, cimiteri di pietre

   il dramma di uno, di tutti e nessuno.

   il fermo immagine

   il pianto trattenuto

   l'inestirpabile dolore bloccato nel volto. Solitudine.

   Teste appoggiate su strati di cielo

   amare correnti sull'ineguale scacchiera

   ciò che è ora, ciò che sarà.

    

       


 DISORDINE COSTITUITO - Personale all'ONP BISTRO' Bergamo 2019 


Disordine Costituito - Imero Rovelli c/o Bistrò dell' ex ospedale psichiatrico di Bergamo - Curato e presentato da Claudio Rota dal 25 gennaio al 22 febbraio 2019

Clicca il video sottostante per visionare e ascoltare la presentazione a cura di Claudio Rota 

Lo spazio ONP Bistrò di BG (Borgo Palazzo, 130) con curatela di Claudio Rota, ospita dal 25 gennaio al 22 febbraio, la personale di Imerio Rovelli, Disordine Costituito. La principale ricerca dell’artista consiste nell’esplorazione del vissuto e della vita sociale nella contemporaneità, relazionandola a diversi contesti e periodi storici. Le strutture presenti nell’esposizione sono costituite generalmente da intrecci e percorsi caotici che proferiscono instabilità e disequilibri sia strutturali che interiori e sottendono ad aspetti effimeri e destabilizzanti di cui l’artefice stesso ne è inconsciamente pervaso. Le complesse costruzioni aeree basate su composizioni lignee realizzate con numerose astine, leggerissime e indistricabili rappresentano architetture urbane-umane che non hanno un esplicito contesto temporale-geografico ma lasciano immaginare una collocazione ed una provenienza, diremmo oggi, globalizzata. Potrebbero essere sorte ora e qui, o provenire sia da remote epoche preistoriche o future e da altri territori, palustri e desolati, o urbanizzati e densamente abitati, o da altri continenti se non allo Spazio e da inesplorati pianeti… Si distinguono, mantenendo inalterato il loro concetto primordiale, alcune realizzazioni con carte arrotolate-attorcigliate che, con la loro armoniosa semplicità, inducono ad una dolcezza disarmante. Luoghi, non-luoghi, intimi, fantasiosi, introspettivi che lasciano intravedere segni da cogliere per esercitare una tempestiva riflessione sull’ambiente e su ciò che, purtroppo, pare gravare sulle nostre fragili umane vanità-verità.

   


 Gazebo 5 - biennale di Grumello Arte a Grumello del Monte (BG) -  2018  


Biennale di Grumello Arte 2018 GAZEBO_5 presso Palazzo Micheli a Grumello del Monte (BG)

Espongono gli Artisti del gruppo GRUMELLOARTE&CULTURA. Dal 15 al 23 settembre 2018,  si terrà la MOSTRA COLLETTIVA “Gazebo 5”, presentata dal Curatore Tomas Lino Tomasoni e dal Prof. Angelo Pagani.

  

Sopra, installazione Derive-evanescenze ed annientamenti a Palazzo Micheli, sotto, opera Disequilibri nella sede GA.

  


 Itinerari contemporanei- mostra collettiva 2019 - Palazzo Furietti Carrara - Presezzo (BG) 


Mostra di pittura, fotografia e soprattutto scultura, voluta da un gruppo di Artisti bergamaschi che hanno avuto modo di confrontarsi ed esporre le proprie opere in precedenti manifestazioni.

Presentazione della mostra a cura dell'architetto Flavio Della Vite, dell'Associazione cento4 di Bergamo.

Sono stati coinvolti artisti provenienti da diversi luoghi e contesti, che utilizzano differenti tecniche, medium e modi di vedere il lavoro artistico. La mostra è pensata anche per rivalorizzare e ridare vita al Palazzo Furietti Carrara di Presezzo, che precedentemente ospitava mostre e concorsi, ormai dimenticati. Gli artisti intervenuti sono, Silvia Crippa, Audelio Carrara, Davide Balossi, Giorgio Marcassoli, Elio Bianco, Alfredo Colombo, Paolo Facchinetti, Enzo Catini, Imerio Rovelli.

     


 Pensiero e forme di sculture in dialogo - Collettiva 2017 - Sala espositiva Comune di Pradalunga  (BG) 


Mostra di  scultura.

Pensiero e forme di sculture in dialogo”, questo il titolo della rassegna curata da Enzo Catini, fa incontrare le opere di Davide Balossi, Elio Bianco, Audelio Carrara, Alfredo Colombo, Giorgio Marcassoli, Imerio Rovelli.
Articolo di Stefania Burnelli - 27 ottobre 2017 - 11:20 - Bergamo News.

 http://www.bergamonews.it/photogallery_new/images/2017/10/short-track-592738.660x368.jpg

(Installazione di Imerio Rovelli (c) 2002-2017).

Il “novembre culturale” di Pradalunga, in occasione del 35° di fondazione dell’ARCI di Pradalunga, apre quest’anno sabato 28 ottobre con una bella collettiva di sei scultori del territorio.

“Pensiero e forme di sculture in dialogo”, questo il titolo della rassegna curata da Enzo Catini, fa incontrare le opere di Davide Balossi, Elio Bianco, Audelio Carrara, Alfredo Colombo, Giorgio Marcassoli, Imerio Rovelli nel segno dei materiali tradizionali – legno, pietra, ferro, ceramica – e della ricerca formale contemporanea, dalla neofigurazione, agli echi pauperisti, all’astrazione lirica, alla progettazione spaziale.

In una scena espositiva sempre più popolata da proposte concettuali, sempre meno legate alla capacità di elaborare uno stile, questa mostra si pone come un’occasione di richiamo per gli amanti del gesto scultoreo inteso come arte e come tecnica. L’allestimento, che intreccia i diversi stilemi degli autori, è anche una verifica dei confini linguistici del fare scultura e sperimentazione plastica oggi con materiali caratteristici della disciplina.

Alfredo Colombo elabora gli archetipi della civiltà contadina in semplici forme verticali o circolari che raccolgono la memoria e l’identità del territorio ridefinendo oggetti e significati nel nuovo contesto d’uso.

Le canoe di Audelio Carrara reagiscono alle alienazioni della contemporaneità restituendoci il sapore perduto dell’altrove, di luoghi dove la tecnologia ancora “asseconda la natura, temendola e rispettandola”. Un gioco di equilibri e disequilibri che ha a che fare insieme con la scultura, con l’architettura e, inevitabilmente, con l’antropologia. 

Tra gli interventi di più forte impatto visivo, quello di Imerio Rovelli che propone “evanescenze e annientamenti”, una serie di volti in terracotta disseminati a terra sopra una scacchiera di lastre radiografiche: le identità deformate, i volumi contorti delle “maschere” mettono in scena una sorta di drammatica partita esistenziale che non lascia intravedere vincitori. 

Una ricerca di autenticità che attraversa anche il linguaggio di Davide Balossi, se pure in forma più rassicurante. Slanciate silhouette umane sapientemente intagliate e smussate nel legno pongono domande sull’identità individuale, cui l’artista risponde valorizzando il concetto di fragilità della condizione umana, simboleggiato dall’icona della lacrima.

Hanno qualcosa di scenografico le strutture lignee di Giorgio Marcassoli,che giocano tra realtà e metafora disegnando scale che non trovano appoggio, sinuose forme “senza forma”, volumi in bicromia che si reggono sui vuoti. Protagonista assoluta la libertà dell’immagine mentale che all’oggetto ha dato origine.

Con le opere di Elio Bianco si entra nell’universo del “costruire” una forma e dell’“isolare” un pensiero. L’artista procede per sottrazione, piegando i materiali all’idea e l’idea ai materiali. Il risultato sono visionari “rifugi” in terracotta che serbano il fascino organico e magico del bozzolo e della meteora, oltre a due elementi architettonici che interpellano i concetti di varco e di altrove.

La mostra inaugura sabato 28 ottobre alle 17 nello spazio espositivo del municipio di Pradalunga. Nel calendario delle iniziative del “novembre culturale” si prevede per venerdì 3 novembre (ore 20.45, negli stessi spazi municipali) il commento con recitazione del canto primo dell’Inferno dantesco a cura di Giuseppe Piantoni.

Stefania Burnelli.

 
Pensieri di Enzo Catini sulla mia opera ...sofferenza, serenità: meditare sulla vita 

Queste sculture, raffiguranti teste deformate e contorte, rappresentano l’uomo moderno,

che si trova svuotato ed annientato nell’anima. I visi a tutto tondo sono perforati,

straziati, hanno sguardi vacui, perduti nel vuoto.

Le teste poggiano su lastre radiografiche per l’esigenza di contestualizzare la condizione

di precarietà nell’epoca odierna, dove si assiste frequentemente a fenomeni

trasmigratori. Una sequela di radiografie che come un immenso fluido lascia emergere

i visi che nonostante tutto rincorrono illusorie vie salvifiche, o che esprimono

diagnosi allertanti e aspettative di guarigioni rapide e mirate.

In questi visi traspaiono segni di violenza subita, fisica e psicologica dovuti ad ogni

forma di prevaricazione e soprusi che portano all’annientamento, proprio come avveniva

nei lager o come avviene tutt’ora nei paesi in guerra, o in altri stremati dalla

fame e dalle malattie. Anche nelle società più ricche la miseria, l’abbandono e la

sofferenza sono sempre più presenti.

In questi volti che mostrano evidenti suppurazioni, ferite, macabre emaciazioni, dovremmo

ritrovare ed individuare un po’ noi stessi e riconoscere, meditare e intervenire

attivamente correggendo le nostre responsabilità.

Condizioni e situazioni che possono, con un niente, in un istante, entrare a far parte

della nostra vita e stravolgerla . E’ sufficiente pochissimo: una malattia, un incidente,

un infortunio, per stravolgere la vita, avvilirci, annullarci e farci sentire annientati,

frammentati, interrotti.

E’ altrettanto vero che un nonnulla può renderci felici, sereni, positivi ed il mio è un

invito a meditare sui reali valori della vita e dell’esistenza e a spingerci a perseguirli

i n c o n d i z i o n a t a m e n t e.